These New Puritans


(Copyright © 2006 Piero Scaruffi | Terms of use )

Beat Pyramid (2008) , 6/10
Hidden (2010) , 7.5/10
Field of Reeds (2013), 6/10
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English quartet These New Puritans, fronted by Jack Barnett, explored a wealth of styles with synthesizer and sampler on Beat Pyramid (2008), harking back to the new wave of the late 1970s (notably Wire, Gang Of Four and Fall), while fast forwarding to the dance styles of the 2000s. The obvious limitation of the album is that most pieces are not songs but just fragments.

The lush Hidden (Domino, 2010), featuring a 13-piece orchestra, marked a quantum leap forward in ambition. It maintained the passion for rhythms derived from modern and ancient dance music but removed the vitriolic attitude and added a melancholy neoclassical element. The mournful bassoon-driven chamber adagio Time Xone announces a doom concept that the seven-minute tribal exorcism and funereal fanfare We Want War transposes into a multi-faceted territory of heavy-metal riffs, church-operatic choirs and frenzied African drumming. dejected rap of Three Thousand harpsichord Jazzy piano phrases and minimalist repetition surface in Hologram to prop up a Canterbury-style prog-rock tune. Bassoon and percussion clatter introduce Attack Music, in which an indolent rap clashes with a rousing children's choir. Fire-Power is the ultimate ritual dance, in which the vocals do little more than repeat the same mantra over and over again (with a gloomy monk-like choir in the background) while the "music" truly lies with the drums. That ceremonial mood segues into Orion, whose core is represented by a choral wordless line that meets a children's recitation at a march-like pace reminiscent of In The Nursery. Drum Courts - Where Corals Lie is another tour de force for drummer George Barnett with the subtle counterpoint of keyboardist Sophie Sleigh-Johnson. The only thing that approaches a conventional song is the simpler White Chords that finally lets Jack Barnett croon his ballad amid evocative keyboards and a syncopated beat. The instrumental 5 closes the song cycle with a chamber concerto of minimalist repetition a` la Philip Glass and Steve Reich slowly submerged by the litany of the horns and by angelic female voices. This intricate puzzle of an album basically created an alternative liturgy.

There is instead little to salvage on Field of Reeds (Infectious, 2013), an unfocused mess of an album that was probably more hurt than helped by the contributions of composer Michel Van Der Aa, arrangers Andre De Ridder, Hans Ek and Phillip Sheppard, and producer Graham Sutton (Bark Psychosis). This Guy's in Love With You would be an ambient intermezzo if it surfaced in the middle of a dance record. Portuguese chanteuse Elisa Rodrigues hums an old song (Herb Alpert's This Guy's in Love With You) in a pastoral atmosphere hijacked by a cinematic noir jazz soundtrack. Jack Barnett's moribund lament enters in Fragment Two, with the jazzy horns of the previous song that have become mortuary muzak (with the trombone in the foreground). This being the "poppy" single of the album, one cannot expect much more life from the rest. In fact, The Light in Your Name is prog-rock of the most pretentious kind, mutating every few seconds and employing every instrument that is available in the studio with no clear strategy, message or vision. The effervescent rhythm and hummed lullaby of V - Island Song avoid a full-fledged slump within the nine static minutes of the song. Male and female voices duet in Spiral as if convent and monastery competed in a mass, but then Barnett offers a bad imitation of Bjork and the chamber ensemble begins to doodle as if he didn't exist.
More successful implementations pop up in the second half of the album. Organ Eternal sets in motion a Michael Nyman-esque minimalist carillon and crushes it under a mournful orchestral motif, a contrast that the Penguin Cafè Orchestra would have turned into a divine existential dilemna but the Puritans simply extinguish sterile. The languid, torpid, snail-paced chamber music of the eight-minute Nothing Else, with both romantic and ghostly brass melodies, and with the frailest of female soul vocals, sounds like a slo-core version of vintage B-movie soundtracks. There is a stronger sense of suspense in the a capella psalm of Dream, that closes with all the instruments droning around the last note of the vocals. Emblematic of the confused aesthetic of the album, but also of how the confusion could be turned into an asset, Field of Reeds pins Angelo Badalamenti's atmospheric scores against a Buddhist chant.
This music belongs with neither latter-day Talk Talk nor (blasphemy) Robert Wyatt, but with Weill's operas for Brecht's theater (minus, of course, the political overtones).

(Translation by/ Tradotto da Alessandro Rusignuolo )

Il quartetto inglese These New Puritans, capitanato da Jack Barnett, ha esplorato una vasta gamma di stili con l'uso di sintetizzatori e campionatori su Beat Pyramid (2008), rifacendosi alla new wave della fine degli anni '70 (in particolare su Wire, Gang Of Four e Fall), pur avanzando velocemente verso stili dance tipici degli anni 2000. La limitazione evidente dell'album è che la maggior parte dei pezzi non sono canzoni, ma solo frammenti.

 

L'attraente Hidden (Domino, 2010), con un'orchestra di 13 elementi, ha segnato un ambizioso balzo in avanti. Ha mantenuto infatti la passione per i ritmi derivati dalla musica dance moderna e tradizionale, ma ha rimosso l'elemento corrosivo aggiungendone uno neoclassico di malinconia. Il desolato adagio da camera di Tempo Xone, con protagonista il fagotto, annuncia un concetto di tragico destino che i sette minuti di esorcismo tribale e di fanfara funebre di We Want War traspone in un territorio multiforme di riff heavy-metal, cori operistici da chiesa e frenetiche percussioni africane. Lo sconsolato rap di Three Thousand, con l'uso del clavicembalo a guisa di pianoforte jazzy, e l'affiorante ripetizione minimalista in Hologram, sostengono uno stile prog-rock classico dei pezzi di Canterbury. Il clangore del fagotto e delle percussioni introducono Attack Music, in cui un indolente rap si scontra con un incitante coro di bambini. Fire-Power è una danza rituale estrema, nella quale la voce non fa altro che ripetere lo stesso mantra più e più volte (simile ad un cupo coro di monaci che sta sullo sfondo), mentre la "musica" si trova realmente con la parte percussiva. Questo stato d'animo cerimoniale sfocia in Orion, il cui nucleo è rappresentato da una linea corale senza parole che incontra una recitazione fanciullesca in una tipica andatura al ritmo di marcia presente nel brano In The Nursery. Drum Courts - Where Corals Lies è un altro tour de force per il batterista George Barnett con il contrappunto sottile della tastierista Sophie Sleigh-Johnson. L'unica cosa che si avvicina ad una canzone convenzionale è la più semplice White Chords che consente finalmente a Jack Barnett di canticchiare la sua ballata tra tastiere evocative e un ritmo sincopato. La strumentale 5 chiude il ciclo delle composizioni con un concerto da camera a ripetizione minimalista peculiare di Philip Glass e Steve Reich, lentamente sommerso dalla litania di corni e angeliche voci femminili. Questo intricato enigma che caratterizza l'intero album crea fondamentalmente una liturgia alternativa.

 

C'è invece poco da salvare di Fields Of Reeds (Infectious, 2013), uno sfocato e caotico album che probabilmente ci ha rimesso servendosi dei contributi del compositore Michel Van Der Aa e degli arrangiatori Andre De Ridder, Hans Ek e Phillip Sheppard, prodotto da Graham Sutton (Bark Psychosis). This Guy's in Love With You sarebbe un intermezzo ambient se emergesse nel bel mezzo di una registrazione dance. La cantante portoghese Elisa Rodrigues canticchia una vecchia canzone (This Guy's in Love With You è di Herb Alpert) in un’atmosfera pastorale deviata da una sorta di colonna sonora tipica di un noir cinematografico jazz. Il lamento moribondo di Jack Barnett si inserice in Fragment Two, con i corni jazz del brano precedente che sono ora trasformati dando adito ad una musica da ascensore diffusa però in una camera mortuaria (con il trombone in primo piano). Questo è il singolo "poppy" dell'album, del resto non ci si può aspettare molto di più dalla vita. Infatti The Light In Your Name è un inserto prog-rock del tipo più pretenzioso, muta ogni pochi secondi e per il quale è stato impiegato ogni strumento che è disponibile in studio senza una chiara strategia, messaggio o visione. Il ritmo effervescente e nello stesso tempo proprio della ninna nanna di V - Island Song evita un crollo vero e proprio nel corso degli statici nove minuti della canzone. Il duetto delle voci maschili e femminili in Spiral è paragonabile ad un coro di un convento e quello di un monastero che cercano di primeggiare durante il corso di una messa, ma poi Barnett offre una pessima imitazione di Bjork e l'ensemble da camera comincia a pasticciare facendo scomparire il suo intervento vocale. Nella seconda metà dell'album si assiste ad aggiunte pop maggiormente riuscite. Organ Eternal mette in moto un carillon minimalista alla Michael Nyman schiacciato dal peso di un triste motivo orchestrale, un contrasto che la Penguin Cafè Orchestra avrebbe trasformato in un dilemma divino esistenziale, ma i Puritans semplicemente lo spengono rendendolo sterile.

Il languido, indolente, dal ritmo lumachesco della musica da camera che connota gli otto minuti di Nothing Else, con romantiche e spettrali melodie degli ottoni e con la più delicata delle voci dell’animo femminile, suona come una versione slo-core delle colonne sonore dei B-movie vintage. C'è un senso più forte di suspense nel salmo a cappella di Dream, che si chiude con tutti gli strumenti a bordone intorno all'ultima nota delle parti vocali. Emblematica dell'estetica confusa dell'album, ma anche di come la confusione potrebbe essere trasformata in una risorsa, Field Of Reeds oppone le composizioni d'atmosfera di Angelo Badalamenti contro un canto buddista.

Questa musica non appartiene a nessuno degli ultimi momenti dei Talk Talk né (bestemmia) di Robert Wyatt, piuttosto alle opere teatrali di Weill per il teatro di Brecht (meno, ovviamente, i toni politici).

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