Dalla pagina degli Xiu Xiu di Piero Scaruffi: traduzioni di Stefano Iardella, Antonio Buono, Tobia D’Onofrio, Carmine De Matteis.
(Tradotto da Stefano Iardella)

Stewart e Eugene Robinson degli Oxbow hanno pubblicato Sal Mineo (Important, 2013).

Nina (Graveface, 2013) dei Xiu Xiu è un album di cover, un omaggio a Nina Simone, che presenta una formazione jazz con Ches Smith alla batteria, Andrea Parker (fisarmonica, elettronica, pianoforte e synth), Tony Malaby (sax tenore), Mary Halvorson (chitarra) e Tim Berne (sax alto e sax baritono).

Angel Guts - Red Classroom (Juno, 2014), intitolato come un film porno giapponese del 1979, è pervaso da un'isteria demoniaca. Musicalmente, tuttavia, la metà è usa e getta. La metà che funziona funziona abbastanza bene, anche se Stupid in the Dark è fondamentalmente una copiatura di Suicide e la cacofonia di sintetizzatori alieni di Lawrence Liquors è una facile musica fantascientifica. La lugubre musica industriale di Black Dick e soprattutto la marziale e tonante sinfonica Botanica de Los Angeles giustificano l'esistenza dell'album. Per quanto riguarda il resto troppe canzoni finiscono in un canto perverso alla David Bowie (Bitter Melon) o in un sapore troppo cinematografico (A Knife in the Sun).

Stewart ha anche registrato in Islanda l'album di copertina Unclouded Sky (2014), dedicato alle canzoni popolari statunitensi e caraibiche di un secolo prima, eseguite con una chitarra del 1953.

Merzxiu (2015) documenta una collaborazione tra Jamie Stewart e Merzbow, ma si presenta come un album dei Merzbow molto minore. Neo Tropical Companion Hearts (2015) è una registrazione sul campo di suoni della giungla, sebbene il titolo sia simile alla raccolta di haiku pubblicata da Jamie Stewart, "Neo Tropical Companion" (2012). Tired of Your World (2015) è un altro album di registrazioni sul campo, questa volta dal Perù. Il mini-album Kling Klang (2015) contiene 18 brevi brani composti dai suoni di mille vibratori rosa.

La cassetta Respectful & Clean (2015) contiene due lunghi collage sonori, Desistance, che alterna musica industriale percussiva dissonante e musica ambient dronante (in particolare il finale sinistro), e Mine, un pezzo più organico che suona come la colonna sonora di un film sinfonico.

Plays the Music of Twin Peaks (2016) contiene cover della colonna sonora di "Twin Peaks". Drunk Commentary - Dear God, I Hate Myself (2016) ha iniziato una serie di autoanalisi degli album di Xiu Xiu da parte di un ubriaco Jamie Stewart.

Forget (Polyvinyl, 2017) è, in superficie, l'album più accessibile dei Xiu Xiu, ma in realtà è quello architettato con mggior attenzione. Ogni canzone è scolpita in ogni minimo dettaglio prendendo in prestito da più generi. L'orecchiabile singolo Wondering fonde synth-pop, rock industriale alla Nine Inch Nails and Suicide. The Call giustappone canto febbrile e sintetizzatore clownesco, per poi introdurre un break d'organo barocco. Jenny GoGo inzuppa la sofferenza in un'esuberanza ritmica presa in prestito da Tuskdei Fleetwood Mac e la danza gotica dei Killing Joke. Queen of the Losers è una recitazione iperdrammatica alla David Bowie in una giungla di effetti sonori, che in Forget acquista un'enfasi quasi militaristica. Get Up presenta un Lou Reed selvaggiamente più emotivo (si apre sugli accordi di Sweet Jane dei Velvet Underground) ed è seguito dalla depressione terminale di Hay Choco Bananas, il cui lamento sussurrato si scontra con la magniloquenza di una danza infernale. La vicina e gotica Faith Torn Apart è una preghiera corale che termina con una poesia di Stewart letta dall'artista drag Vaginal Davis su uno schema ripetitivo progettato dal pioniere minimalista Charlemagne Palestine. Tutto sommato, questo segna un ritorno alla forma per il progetto Xiu Xiu.

Girl With Basket of Fruit (2019) è il complemento squilibrato della razionalità relativamente geometrica di Forget. Sembra la colonna sonora di una crisi di nervi. Si apre con il l'incubo dissonante di Girl With Basket of Fruit in mezzo a tamburi tribali e grida di follia. Si prosegue con la distorta e instabile It Comes Out As a Joke e raggiunge il nadir emotivo in Amargi ve Moo, un lugubre lied perso in un paesaggio sonoro scarno di toni di violoncello ed effetti elettronici. Dopo l'hip-hop industriale di Pumpkin Attack on Mommy and Daddy e la colonna sonora horror astratta diMary Turner Mary Turner, questo viaggio freudiano si conclude con il tamburellamento haitiano frenetico del cantato/parlato psicotico di Scisssssssors e con il lied espressionista da camera Normal Love. Stewart è uno dei più grandi stilisti del canto dell'epoca, e la sua La voce intensamente lirica, il suo grido di panico, costituiscono metà dello spettacolo.

Oh No (2021) raccoglie 15 "duetti", e sembra l'altra faccia della medaglia rispetto alla follia nevrotica di Girl With Basket of Fruit: l'opera meno inquietante di Xiu Xiu. La voce di Jamie Stewart ha trovato la sua nicchia, a metà strada tra il David Bowie dei giorni nostri e il cupo Nick Cave di metà carriera, come dimostrato in Sad Mezcalita (con Sharon Van Etten). La maggior parte delle canzoni sono melodie dirette con arrangiamenti semplici, e le eccezioni non sono particolarmente efficaci (l'inconcludente cacofonia e il caos di Goodbye for Good, il selvaggio ballo funk-punk Rumpus Room con i Liars). Alla fine non c'è molto da salvare: il lamento anemico e distorto di Santa Dinfna (con Twin Shadow), l'atmosfera espressionista da kammerspiel di I Dream of Someone Else Fully (con Owen Pallett), il folk operistico The Grifters (con Haley Fohr), e il pathos alla U2 di Knock Out (con Alice Bag). Particolarmente deludente è A Bottle of Rum, il roboante duetto con Liz Harris dei Grouper. È un cattivo segno che la canzone migliore sia una cover di One Hundred Years dei Cure.

Nel frattempo, Jamie Stewart aveva lanciato Hexa, un duo con il compositore australiano Lawrence English, che si è dedicato alla musica ambient su Hexa (2015), Factory Photographs (2016), Achromatic (2018), che vede anche la partecipazione di Merzbow, e Material Interstices (2021), con i nove minuti di The Exquisite Crushing of Atlas.



(Tradotto da Antonio Buono e Stefano Iardella)

L’uso del silenzio e del cantato anti-melodico è ancora più prominente ed efficace su A Promise (5RC, 2003 - Jyrk, 2004), che prosegue l’esplorazione del confine tra musica e non-musica. Gotica nello spirito, ma troppo rarefatta per appartenere a un genere precostituito, la musica degli Xiu Xiu si lascia alle spalle ogni pretesa armonica, focalizzandosi quasi esclusivamente sull’(angustiante) atmosfera. La personalità schizoide di Stewart domina la procedura, dalla declamazione di Sad Pony Guerilla Girl, contro radi, acustici strimpellii di una chitarra che sembra ukulele, e improvvisamente devastata da un frastuono elettronico, alle urla in agonia Apistat Commander, con battiti casuali e rumorini elettronici che finiscono per esplodere in un ritmo isterico da martello pneumatico, per passare a Brooklyn Dodgers, con un barcollante canto in preghiera, fino a giungere alla recitazione melodrammatica di Ian Curtis Wishlist, su un violino a malapiena udibile, che chiude il disco. Il calvario di Stewart "è" il soggetto non l’oggetto dell’opera. C’è più silenzio che musica in Sad Redux-O-Grapher, accarezzato da un violino affranto (all’inizio e alla fine) e pulsazioni digitali, altrimenti consegnato a vocalizzi torturati. I suoni sparsi e le parole parlate Walnut House creano una disorientante atmosfera di psicodramma. 20,000 Deaths for Eidelyn Gonzales 20,000 Deaths for Jamie Peterson è emblematica della differenza tra questa "new wave" e la new wave del 1977: paragonata ai Suicide, la melodia elettronica risulta sardonica, il ritmo elettronico è irregolare, il canto si limita a mormorare invece che penetrare. La musica degli Xiu Xiu è la metafora per un meno violento ma più profondo dissesto mentale. Gli unici pezzi che si possono comparare alla terribile nevrosi dei Nine Inch Nails sono Pink City, che vanta la ritmica e le distorsioni più pesanti, sebbene il canto sia appena un sussurro e l’incubo duri solo un paio di minuti, e Blacks, sfregiata da scoppi inattesi di atroci riff di chitarra. Le capacità drammatiche di Stewart sono ulteriormente migliorate. I suoi istrionismi vocali rasentano il recitato teatrale, palesando l’ovvia relazione tra musica e teatro che è stata a lungo soppressa. Stewart sembra capace di "portare" una canzone senza cantarne una singola nota. Al tempo stesso, gli arrangiamenti, siano essi elettronici, digitali o acustici, sono ancora piegati allo status di meri segni. Non solo ogni strumento è limitato a pochi secondi di suono, e non solo il suono è quasi sempre atonale, ma non esiste virtualmente alcun contrappunto, armonia, polifonia. I brani degli Xiu Xiu fanno affidamento più sul silenzio che sul suono. È inevitabile che questo diventi lo show personale di Stewart, più che in ogni altra rock band.

Su Fabulous Muscles (5 Rue Christine, 2004) il più intenso uso delle tastiere elettroniche aumenta il fascino emotivo dei kammerspiel suicidi di Stewart (Crank Heart, Clowne Towne, Brian the Vampire e soprattutto la spettrale e assurda I Luv The Valley OH) senza distaccarsi dall’orlo vibrante e isterico che sta alla base dei momenti più memorabili della band. Tuttavia, ci sono pochi esempi dei loro psicodrammi dilatati. Bunny Gamer forgia un cadenzato paesaggio emotivo. Little Panda McElroy è una ninananna per silenzio e droni distorti. Mike distilla parole senza senso in un angoscioso lago di rumori. La straziante performance parlata di Support Our Troops impiega invece musica concreta estremamente dissonante.

Nonostante melodie più commerciali e un range vocale meno impressionante, Jamie Stewart ricorda il giovane David Thomas: un nevrotico sconnesso che indulge in esecuzioni provocatorie, catartiche, teatrali, scompigliate che riescono ad essere al tempo stesso liriche e bizzarre, timide e dissolute, dolci e malvagie. Su La Foret (5 Rue Christine, 2005) la performance si è perfezionata, così come lo show dell’introversione e gli arrangiamenti (chitarra, harmonium, tuba, vibrafono, clarinetto, violoncello, arpa, eccetera). Pentendosi del cantautorato leggero del disco precedente, il gruppo ritorna a strutture più avventurose che forgiano una forma più sottile di ritratti sonori.
La sequenza delle canzoni può avere un suo significato. Il minimo indispensabile per Clover, che apre il disco: un tormentato, scheletrico lied alla Nick Drake, per chitarra, violoncello e xilofono. Muppet Face è l’esatto opposto: un virulento strattone di musica industriale che detona in un beat di bossanova contraffatta. Il silenzio domina ancora in Mousey Toy, con la voce rimasta tutta sola in uno scenario di palpiti minuscoli e dissonanze sparse. Pox, al contrario, suona come un (relativamente lineare) shuffle dei Rolling Stones, pieno di stridenti riff rock e ritmo incalzante. Per l’ennesima volta il silenzio impedisce alla musica di progredire in quella direzione, riducendo Baby Captain a poco più di tre minuti di schizzi di chitarra, con della musica da circo incastrata nel mezzo. L’incubo ritorna con Saturn, con Stewart che alterna gemiti e sussurri in mezzo a un maelstrom di trivellate industriali e organo distorto.
Rose of Sharon infrange lo schema silenzio-rumore: un'elegia tenebrosa per voce, chitarra e droni di fisarmonica, che dopo tre minuti evolve in un inno epico per poi degradare in urlo disperato. Rappresenta il picco dello show recitativo di Stewart.
Più musica da camera, persino con una forte inflessione mitteleuropea, permea Ale, l’apice dell’album in termini di complessità compositiva, una fusione dell’espressionismo di Webern e della musique concrete di Schaeffer.
L’ego vivace dell’album riprende di nuovo il controllo in Bog People, un’intensa "danse macabre" condotta da una mitragliata ritmica degna dei Nine Inch Nails. E, naturalmente, questa è seguita da silenzio: il delirio scabroso di Dangerous You Shouldn't Be Here.
Il finale, Yellow Raspberry, invece di riassumere quest’itinerario turbolento sembra di iniziarne uno nuovo: musica concreta, fragori confusi, declamato Brecht-iano, strimpellio acustico, …
Lo show psicanalitico di Stewart non conosce tregua. Fino all’ultimo brano il cantante passa da un più razionale David Thomas a un più "leggero" Trent Reznor. La doppia personalità del protagonista si riflette nei due stili ampiamente diversi delle canzoni, alcune tendendo al silenzio altre ad attacchi violenti. Al di là dello stile, ciascuna di esse è una meticolosa, sofisticata costruzione.

Ciautistico! (Important, 2005), accreditato agli XXL, è una collaborazione coi Larsen.

Life And Live (Xeng, 2005) è un album live.

Nel complesso, The Air Force (5 Rue Christine, 2006) è un lavoro ancora potentemente emotivo ma, presi da soli, pochi pezzi riescono a spiccare (Boy Soprano, lo strumentale Saint Pedro Glue Stick). La canzone significativamente più accattivante è Hello from Eau Claire, composta da un nuovo membro, la polistrumentista Caralee McElroy.

I 7 Year Rabbit Cycle, una sorta di super gruppo formato da Rob Fisk e Kelly Goodefisk dei Deerhoof con il cantante degli Xiu Xiu Jamie Stewart e il batterista Ches Smith, hanno suonato folk-rock d'avanguardia su Ache Horns (Free Porcupine Society, 2006).


(Translation by/ Tradotto da Tobia D’Onofrio)

Ciò che davvero risplende su Women As Lovers (Kill Rock Stars, 2008) sono gli intermezzi a forma libera: i suoni percussivi tipo-giocattolo che includono uno xilofono, lo stridio di un sassofono, i piatti che sembrano starnuti in I Do What I Want, When I Want; l’atroce baccanale di You Are Pregnant, You Are Dead, accompagnato da ogni sorta di rumori; le grottesche esplosioni di Child At Arms; e gli strati di allucinazioni cosmiche nell’innaturale serenata Gayle Lynn. Le loro incontaminate giungle di effetti sonori creano una sensazione disorientante, come se l’ascoltatore fosse al posto sbagliato nel momento sbagliato.

L’appena melodica No Friend Oh (con una clown-esca fanfara per tromba) e la ninna nanna strimpellata e relativamente regolare di FTW fanno da contrappeso a tetri e rumorosi psicodrammi come In Lust You Can Hear the Axe Fall, un efficace esempio di dinamiche alternate (una flebile recitazione che si alterna alle eruzioni di un pesante organo, una batteria infuriata e delle colossali linee di violoncello).

Il cantato è sistematicamente creativo e originale. Evoca persino l’eccentricità dadaista di David Thomas nella potente Guantanamo Canto. Ma forse suona ancor più originale nel nudo e straziante arrangiamento di Black Keyboards, una specie di incrocio tra Nick Drake e il fantasma dell’opera.

Una cover di Under Pressure di David Bowie, con il cantato di Michael Gira, rappresenta il loro sarcastico dito medio in faccia all’industria musicale.


(Tradotto da Carmine De Matteis e Stefano Iardella)

Jamie Stewart dei Xiu Xiu ha poi partecipato al progetto Former Ghosts di Freddy Ruppert (quelli di This Song Is A Mess But So Am I) e del giovane cantante Zola Jesus, con l’album di debutto Fleurs (Upset! The Rhythm, 2009) sulla scia di un dark-punk datato.

Dear God (Kill Rock Stars, 2011) ha adottato tastiere elettroniche e drum-machines, un considerevole cambio di rotta rispetto all’estetica delle origini. La sommessa preghiera-elegia di Gray Death oscilla con precisione formidabile tra sonorità sinfoniche e acustiche, una sorta di vecchio prog-rock alla Smiths. La passione per gli anni ’80 affiora inoltre da Chocolate Makes You Happy, la cui oscura melodia, il ritmo ballabile e i rumori casuali evocano una versione più intellettuale e meno tetra dei Joy Division. Infatti questo pezzo potrebbe demarcare una transizione verso una nuova fase, nello stesso modo in cui Love Will Tear Us Apart segnò il passaggio dai Joy Division ai New Order. Ancora echi degli anni '80 risuonano nella ballad lamentosa This Too Shall Pass Away. Ciononostante la quintessenza dell’album non è mero revival retrò. La concrete musique a orologeria e l’elettronica glitch di Apple For A Brain, che potrebbe essere tranquillamente una canzone per bambini, vira verso un’arguta e intelligente versione dei Radiohead. La tensione propulsiva e le radiazioni post-industriali di House Sparrow suonano come una versione “aggiornata” della modern dance dei Pere Ubu. Lo scotto da pagare per una concentrazione così ossessiva sugli arrangiamenti digitali è che l’inno Dear God I Hate Myself non sboccia mai. Nascosto in una giungla di effetti sonori, è degradato a uno dei tanti elementi della composizione. Il riff dilaniato di Secret Motel che potrebbe raggiungere l’intensità dell’hardcore digitale sbiadisce in un groove techo-funk dozzinale. La brutta notizia è che, per la prima volta, un album degli Xiu Xiu è colmo di riempitivi. La seconda metà del disco è praticamente “usa e getta”. Avrebbe potuto essere tranquillamente un EP. L’impressione inevitabile è che gli Xiu Xiu abbiano raggiunto il punto in cui l'interesse nel comporre musica cede il passo all’interesse di giocare con il processo di registrazione della musica.

Il batterista degli Xiu Xiu Ches Smith e il bassista Devin Hoff hanno registrato come “Good For Cows” le jams strumentali di free-jazz elettronico Good for Cows (2001), Less Than or Equal to (2003), Bebop Fantasy (2004) e Audumla (Web Of Mimicry, 2010).

Always (Polyvinyl, 2012) degli Xiu Xiu mostra ancora la loro abilità nel parlare con l’inconscio collettivo dei propri tempi con storie sconvolgenti avvolte in suoni sconvolgenti, ma il fatto che per presentare il prodotto necessiti di arrangiamenti empatici e testi che facilitano l’immedesimazione, è una testimonianza di quanto oggi la band risulti artificiale.
E si concedono ancora strazianti visioni come I Luv Abortion e Factory Girl. Il senso di tragedia, comunque, è per lo più scomparso. Le più semplici e relativamente serene Beauty Towne, Joey's Song e specialmente Honeysuckle (non scritta da Stewart ma da Angela Seo) sono il miglior specchio dei nuovi Xiu Xiu.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Stewart e Eugene Robinson degli Oxbow hanno pubblicato Sal Mineo (Important, 2013).

Nina (Graveface, 2013) dei Xiu Xiu è un album di cover, un omaggio a Nina Simone, che presenta una formazione jazz con Ches Smith alla batteria, Andrea Parker (fisarmonica, elettronica, pianoforte e synth), Tony Malaby (sax tenore), Mary Halvorson (chitarra) e Tim Berne (sax alto e sax baritono).

Angel Guts - Red Classroom (Juno, 2014), intitolato come un film porno giapponese del 1979, è pervaso da un'isteria demoniaca. Musicalmente, tuttavia, la metà è usa e getta. La metà che funziona funziona abbastanza bene, anche se Stupid in the Dark è fondamentalmente una copiatura di Suicide e la cacofonia di sintetizzatori alieni di Lawrence Liquors è una facile musica fantascientifica. La lugubre musica industriale di Black Dick e soprattutto la marziale e tonante sinfonica Botanica de Los Angeles giustificano l'esistenza dell'album. Per quanto riguarda il resto troppe canzoni finiscono in un canto perverso alla David Bowie (Bitter Melon) o in un sapore troppo cinematografico (A Knife in the Sun).

Stewart ha anche registrato in Islanda l'album di copertina Unclouded Sky (2014), dedicato alle canzoni popolari statunitensi e caraibiche di un secolo prima, eseguite con una chitarra del 1953.

Merzxiu (2015) documenta una collaborazione tra Jamie Stewart e Merzbow, ma si presenta come un album dei Merzbow molto minore. Neo Tropical Companion Hearts (2015) è una registrazione sul campo di suoni della giungla, sebbene il titolo sia simile alla raccolta di haiku pubblicata da Jamie Stewart, "Neo Tropical Companion" (2012). Tired of Your World (2015) è un altro album di registrazioni sul campo, questa volta dal Perù. Il mini-album Kling Klang (2015) contiene 18 brevi brani composti dai suoni di mille vibratori rosa.

La cassetta Respectful & Clean (2015) contiene due lunghi collage sonori, Desistance, che alterna musica industriale percussiva dissonante e musica ambient dronante (in particolare il finale sinistro), e Mine, un pezzo più organico che suona come la colonna sonora di un film sinfonico.

Plays the Music of Twin Peaks (2016) contiene cover della colonna sonora di "Twin Peaks". Drunk Commentary - Dear God, I Hate Myself (2016) ha iniziato una serie di autoanalisi degli album di Xiu Xiu da parte di un ubriaco Jamie Stewart.

Forget (Polyvinyl, 2017) è, in superficie, l'album più accessibile dei Xiu Xiu, ma in realtà è quello architettato con mggior attenzione. Ogni canzone è scolpita in ogni minimo dettaglio prendendo in prestito da più generi. L'orecchiabile singolo Wondering fonde synth-pop, rock industriale alla Nine Inch Nails and Suicide. The Call giustappone canto febbrile e sintetizzatore clownesco, per poi introdurre un break d'organo barocco. Jenny GoGo inzuppa la sofferenza in un'esuberanza ritmica presa in prestito da Tuskdei Fleetwood Mac e la danza gotica dei Killing Joke. Queen of the Losers è una recitazione iperdrammatica alla David Bowie in una giungla di effetti sonori, che in Forget acquista un'enfasi quasi militaristica. Get Up presenta un Lou Reed selvaggiamente più emotivo (si apre sugli accordi di Sweet Jane dei Velvet Underground) ed è seguito dalla depressione terminale di Hay Choco Bananas, il cui lamento sussurrato si scontra con la magniloquenza di una danza infernale. La vicina e gotica Faith Torn Apart è una preghiera corale che termina con una poesia di Stewart letta dall'artista drag Vaginal Davis su uno schema ripetitivo progettato dal pioniere minimalista Charlemagne Palestine. Tutto sommato, questo segna un ritorno alla forma per il progetto Xiu Xiu.

Girl With Basket of Fruit (2019) è il complemento squilibrato della razionalità relativamente geometrica di Forget. Sembra la colonna sonora di una crisi di nervi. Si apre con il l'incubo dissonante di Girl With Basket of Fruit in mezzo a tamburi tribali e grida di follia. Si prosegue con la distorta e instabile It Comes Out As a Joke e raggiunge il nadir emotivo in Amargi ve Moo, un lugubre lied perso in un paesaggio sonoro scarno di toni di violoncello ed effetti elettronici. Dopo l'hip-hop industriale di Pumpkin Attack on Mommy and Daddy e la colonna sonora horror astratta diMary Turner Mary Turner, questo viaggio freudiano si conclude con il tamburellamento haitiano frenetico del cantato/parlato psicotico di Scisssssssors e con il lied espressionista da camera Normal Love. Stewart è uno dei più grandi stilisti del canto dell'epoca, e la sua La voce intensamente lirica, il suo grido di panico, costituiscono metà dello spettacolo.

Oh No (2021) raccoglie 15 "duetti", e sembra l'altra faccia della medaglia rispetto alla follia nevrotica di Girl With Basket of Fruit: l'opera meno inquietante di Xiu Xiu. La voce di Jamie Stewart ha trovato la sua nicchia, a metà strada tra il David Bowie dei giorni nostri e il cupo Nick Cave di metà carriera, come dimostrato in Sad Mezcalita (con Sharon Van Etten). La maggior parte delle canzoni sono melodie dirette con arrangiamenti semplici, e le eccezioni non sono particolarmente efficaci (l'inconcludente cacofonia e il caos di Goodbye for Good, il selvaggio ballo funk-punk Rumpus Room con i Liars). Alla fine non c'è molto da salvare: il lamento anemico e distorto di Santa Dinfna (con Twin Shadow), l'atmosfera espressionista da kammerspiel di I Dream of Someone Else Fully (con Owen Pallett), il folk operistico The Grifters (con Haley Fohr), e il pathos alla U2 di Knock Out (con Alice Bag). Particolarmente deludente è A Bottle of Rum, il roboante duetto con Liz Harris dei Grouper. È un cattivo segno che la canzone migliore sia una cover di One Hundred Years dei Cure.

Nel frattempo, Jamie Stewart aveva lanciato Hexa, un duo con il compositore australiano Lawrence English, che si è dedicato alla musica ambient su Hexa (2015), Factory Photographs (2016), Achromatic (2018), che vede anche la partecipazione di Merzbow, e Material Interstices (2021), con i nove minuti di The Exquisite Crushing of Atlas.


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