Sylvan Esso


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Sylvan Esso (2014), 7.5/10
What Now (2017), 6.5/10
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North Carolina's synth-pop duo Sylvan Esso (producer and bassist Nick Sanborn of acid-folk outfit Megafaun and vocalist Amelia Meath of female a-cappella trio Mountain Man) debuted with Sylvan Esso (Partisan, 2014). Meath sings in a rather adolescent and rustic manner while Sanborn lays down a cerebral comination of techno, funk, deep house and dubstep. His electronic chatter is the real force behind the skittering and mildly atonal Coffee, their most atmospheric song, and quirky folk songs such as Play it Right. It is not even clear who is singing, the singer or the warbling synth in Dreamy Bruises, the singer or the petulant synth in Uncatena. These are truly dialogue between two expressive voices, the electronics being much more than a simple rhythm. However, Meath proves to be a spectacular singer with the bluesy melisma HSKT, one of the most hypnotic dance songs of the decade with Adele's Rolling in the Deep, and with Hey Mami, her a-cappella showcase against a background of discreet beats. (which stands for “head, shoulders, knees and toes”) The marriage of electronics and voice comes through as way more original and stimulating than the more hyped stereotyped synth-pop of the likes of Future Islands.

Clearly, What Now (Loma Vista, 2017) holds back Sanborn's creativity in the interest of selling the songs to a broader audience. Nonetheless, there is enough movement to lift from mediocrity even the sunny ballad Die Young, the trite neosoul of Just Dancing, and the mellifluous samba of Rewind; and Kick Jump Twist is all about the percussive "voices" that duet and wrestle with each other, and Radio reprises the tribal exuberance of HSKT. Meanwhile, the exotic Signal has a refrain of festive vocal harmonies over blazing polyrhythm; Sound seems to mimic a vintage warped glitchy record of a-cappella folk music; and Song is the most straightforward throbbing poppy ditty of their career (how Francoise Hardy would sound in 2017). At one end of the spectrum, The Glow transforms a seismic electronic quasi-beat into a stomping hurricane, and, at the other end of the spectrum, Slack Jaw is Meath's solo show of impeccable phrasing, exactly halfway between blues and folk.

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(Translation by/ Tradotto da Francesco Romano Spanò )

Sylvan Esso, un duo del Nord Carolina formato dal produttore e bassista Nick Sandborn del gruppo acid-folk Megafun e da Amelia Meath, una cantante del trio a-cappella Mountain Man, debuttarono con l’album Sylvan Esso. Sandborn adagia il canto rustico ed adolescenziale di Meath su una cerebrale combinazione di techno, funk, deep house e dubstep. La vera forza dietro la guizzante e mitemente atonale Coffee, la loro canzone più atmosferica, e le strambe canzoni folk come Play It Right, è la sua vibrazione elettronica. Non è chiaro nemmeno chi stia cantando in Dreamy Bruises, se la cantante o i synth gorgheggianti, se la cantante o l’irascibile synth in Uncatena. Questi sono dialoghi tra due voci espressive, spingendosi l’elettronica oltre il semplice ritmo. Comunque sia, Meath dà prova di essere una cantante spettacolare con il blues melismatico di HSKT (acronimo di “testa, spalle, ginocchia e dita”), una delle canzoni dance più ipnotiche del decennio, al fianco di Rolling in the Deep di Adele, e con Hey Mami, il suo spettacolo a-cappella su uno sfondo di discrete percussioni. Il matrimonio tra elettronica e voce è molto più originale e stimolante rispetto al più acclamato synth-pop del genere dei Future Islands.

 

Sembra evidente che, What Now (Loma Vista, 2017) freni la creatività di Sandborn al fine di vendere le sue canzoni ad un pubblico più vasto. Nonostante questo, c’è abbastanza movimento per far emergere dalla mediocrità anche l’allegra ballata Die Young, il trito neosoul di Just Dancing, e la melliflua samba di Rewind; e Kick Jump Twist è tutta delle voci ritmiche che duettano e combattono l’un le altre, e Radio riprende l’esuberanza tribale di HSKT. Nel frattempo, l’esotica Signal possiede un ritornello di gioiose armonie vocali su una sfolgorante poliritmia; Sound sembra mimare un disco vintage rotto di musica folk a-cappella; e Song è la più limpida e vibrante canzonetta pop della loro carriera (un esempio di come Francoise Hardy sarebbe sembrata nel 2017). Ad un estremo dello spettro,  The Glow trasforma un sisma elettronico in un opprimente uragano, ed a quello opposto, Slack Jaw mostra l’impeccabile fraseggio di Meath, a metà tra il blues ed il folk.