Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da R.Mondi e S. Iardella)

Il rapper e produttore Tyler the Creator (Tyler Okonma), leader fondatore del collettivo hip-hop Odd Future (o, più propriamente, Odd Future Wolf Gang Kill Them All) di stanza a Los Angeles, ha ottenuto qualche attenzione per i suoi testi oltraggiosi e provocatori (in altre parole frivoli e stereotipati) e per le relative produzioni (ispirate principalmente ai Neptunes). Il mixtape Bastard (2010), un manifesto nichilista, è stato acclamato dalla criticama la sua produzione fu derivativa (per loading più ispirata dai Neptunes).

Goblin (2011) era fondamentalmente una raccolta di riempitivi.

Il più solido concept album Wolf (Odd Future, 2013), pesantemente influenzato dai Neptunes, include la risoluta invettiva IFHY (che sta per "I Fucking Hate You") così come la pomposa orgia di Domo 23.

Assieme al grottesco musichall-plus-jazz di Smuckers, Cherry Bomb (2015) vanta la sua musica più violenta: il pezzo metal-rap Deathcamp, una convulsa pièce teatrale che suona come una versione tragica del varietà satirico di Frank Zappa; l'assordante charleston su un tappeto di droni abrasivi di Pilot; e la cifra nucleare del muro di rumore e guai di Cherry Bomb. L'album monta e precipita con pezzi tronfi e disordinati come 2seaters, che mescola pop orchestrale e jazz da camera (con l'artista colombiano Kali Uchis), e Fucking Young, una canzone ancora più infantile.

Scum Fuck Flower Boy (Columbia, 2017) realizzato assieme a molti collaboratori (Frank Ocean, Lil Wayne, Steve Lacy, Rex Orange County, Anna of the North, Corinne Bailey Rae) non è all'altezza dell'esuberante creatività dell'album precedente. Tyler adesso si concentra su pezzi più leggeri, come Boredom e 911/Mr Lonely, al confine col neosoul, fino al lento lounge shuffle di Garden Shed, una scelta solo parzialmente giustificata dall'unica canzone che mostra un poco di immaginazione, See You Again, un'altra spesa eterodossa al supermercato della musica d'ambiente (eun'altra collaborazione con Kali Uchis). L'alter ego del Tyler di Bastard rivive nell'atmosfera cupa di Who Dat Boy e nel viscerale e ritmato I Ain't Got Time. In un certo senso, l'eccesso di collaboratori e di arrangiamenti (sintetizzatori, voci autoaccordate, effetti sonori, pianoforte jazzistico e così via) crea confusione e uccide la spontaneità di un album che vorrebbe essere sincero e confessionale.


(Tradotto da R.Mondi e S. Iardella)

Igor (Columbia, 2019), interamente prodotto, arrangiato e scritto da Okonma stesso, riesce laddove le esagerazioni di Scum Fuck Flower Boy avevano fallito, dimostrando che Tyler è qualcosa di più che un rapper stano e introverso. Questo breakup concept, nel quale il bisessuale Igor viene lasciato dal suo amante maschile per una ragazza, appartiene alla tradizione dei cantautori fragili. Le canzoni sono inserite tra due sofisticate costruzioni neosoul: l’austera sinfonia Earfquake e la melanconica, quasi suicida, Are We Still Friends? 
Nel mezzo Okonma spende gran parte del tempo a costruire una colonna sonora tragica, culminante nel picco drammatico di What's Good, Ma la cupa atmosfera si combina con un nostalgico sottofondo che pervade gran parte delle canzoni e le conduce verso la tristezza finale. I Think,  immerso in synth cinematografici e piano jazz, campiona un coro femminile influenzato dalla Tamla (da una canzone anni ’80 del produttore nigeriano Nkono Teles), A boy Is A Gun campiona un gruppo musicale soul degli anni ’70, Puppet, non meno orchestrata di Earfquake, cavalca un sample prog-rock degli anni ’70 improntato sul melotron. La vetta melodica è Gone Gone Thank You, la cui melodia evoca il Merseybeat e i gruppi femminili degli anni '60 attraverso il pop giapponese degli anni '80.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Abbandonando il suono pop-soul che caratterizzava Igor, Tyler the Creator è tornato alle sue radici rap in Call Me If You Get Lost (Columbia, 2021). La produzione è forse troppo raffinata, ma la selezione delle collaborazioni (Lil Uzi Vert, Pharrell Williams, Lil Wayne, Ty Dolla $ign, ecc.) è impressionante. Quando mostra i muscoli, come nei tonanti e vigorosi Lemonhead, Juggernaut e Lumberjack, è ancora una forza della natura da non sottovalutare, ma in questo caso troppe tracce suonano come degli avanzi di album precedenti: lo sfogo politico Manifesto ricorda lo stile di Wolf ma su quell'album sarebbe stato un pezzo minore, e i dieci minuti di Sweet mostrano i peggiori eccessi neosoul di Igor. Il miglior compromesso tra la modalità in forte espansione e la modalità smorzata è forse l'hip-hop "ambient" di Hot Wind Blows con flauto e pianoforte jazz (e la notevole presenza di Lil Wayne).

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