Vampire Rodents
(Copyright © 1999 Piero Scaruffi | Legal restrictions - Termini d'uso )
War Music , 6.5/10
Premonition , 8/10
Lullaby Land , 9/10
Clockseed , 8/10
Gravity's Rim , 7.5/10
Ether Bunny: Papa Woody (1996), 6.5/10
Dilate: Cyclos , 6/10
Dilate: Octagon , 6/10
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I Vampire Rodents hanno dato luogo a una delle saghe musicali piu` avvincenti degli anni '90. I loro album sono tripudi di fantasia libera, a meta` strada fra visioni psichedeliche e collage d'avanguardia.

Anton Rathausen (pseudonimo di Daniel Vahnke) e Victor Wulf provengono da Toronto. Il primo era antropologo di professione e studente di musica d'avanguardia. Il secondo scriveva colonne sonore per il cinema. Rathausen-Vahnke si trasferi` in Arizona per unirsi a due amici antropologhi, Karl Geist e Jing Laoshu. Nacquero cosi` i Vampire Rodents: Rathausen-Vahnke alla chitarra, al canto e al campionamento; Wulf alle tastiere; Laoshu alle percussioni; Geist al basso.

La War Music (VR Productions, 1990) con cui esordirono venne composta in gran parte da Rathausen-Vahnke (sui loro dischi i due nomi vengono citati in copertina come se si trattasse di due persone diverse), che sarebbe rimasta la forza creativa del gruppo. Lo strumento piu` in vista e` proprio la voce di Rathausen, che racconta (quasi mai canta) le sue storie su una base strumentale che non ha forse ancora personalita`, ma certamente rifugge dalla banalita`. Si va dalle partiture austere di Mummified all'hip hop di The Tide Returns e Crack Babies, dal synthpop di Success al ballabile Momentous (i due brani piu` curati); ma soprattutto i Vampire Rodents indulgono in armonie grottesche, volutamente impoverite e involgarite.
Quella di Dumme Weisse Menschen, Extinction, Pla Man sembra una musica industriale eseguita da uomini di Neanderthal alle prese con strumenti di pietra. Dalle liriche vengono alla luce un cinismo e un "black humour" quasi criminali: Autocannibalism e` un catalogo di orrori da far leccare i baffi a piu` di un maniaco omicida;Meat e` un comizio delirante sulla "carne" nei suoi significati allegorici di sesso e morte;lo sketch "zappiano" di Abortion Clinic Deli decanta il sapore e le qualita` nutrizionali dei feti abortiti una volta che siano cucinati nel forno a micronde. La tecnologia dei Vampire Rodents e` primitiva, e` "bassa tecnologia". Opera ancora interlocutoria di un gruppo di musicisti che non hanno ancora trovato la propria vocazione, War Music ripete troppo meccanicamente la stessa idea. L'arsenale di trucchi e` gia` da grande occasione, ma la realizzazione e` ancora amatoriale.

Premonition (VR Productions, 1992) dimostra una maggior consapevolezza dei loro mezzi tecnici, anche se forse eccede nella sperimentazione fine a se stessa. All'ensemble si e` aggiunta Andrea Akastia al violino e al violoncello, mentre Geist se n'e` andato. Molti brani, come Babelchop e Burial At Sea, sono ancora soltanto dei campionari di ritmi industriali, disposti come sottofondo per la loquace e stridula recitazione di Rathausen (o per la non meno inquietante voce del violino, come in Waterhead). Altri, come Babyface, sono accumuli disordinati di manipolazioni elettroniche a fini sensazionalisti, nei quali le voci sono soltanto uno dei rumori; e in questo genere il duo si avvicina ai confini dell'avanguardia elettronica (Ovulation, Sitio).
Annexation apre nuovi orizzonti, verso una new age etnica e sinfonica; Book Of Job ne spalanca altri, verso un'elettronica "cosmica", proiettata pero` verso rituali arcaici, in un mare davvero biblico di "voci". L'opera si spegne d'altronde nel sibilo impercettibile di Colonies, al confine nebbioso in cui si incontrano musica ambientale (Eno) e musica cosmica (Schulze).
Gli intermezzi fra un brano e l'altro sono talvolta persino piu` interessanti, protesi verso soluzioni di assoluta avanguardia che fanno pensare alla moderna musica da camera. Se alcuni conservano un'identita` di fondo (il jazzrock di Monkeypump, il pow-wow di Subspecies, la sonata per pianoforte di Rodentia), in altri (Infection e Dante's Shroud) l'arte del collage si fa frenetica e assolutamente folle, e gli inserti scorrono rapidamente, come in un documentario proiettato a velocita` doppia. In questa direzione eccelle anzi Dresden, un pastiche dadaista fra serialismo, free jazz, Anthony Braxton e collage elettronico, un tour de force di campionamento e di manipolazione di nastri. (E Demon Est Deus Inversus prova persino un brano di dissonanze per orchestra).
Poco ballabile, e ancor meno gioviale, questa musica fa perno soprattutto sugli "effetti sonori", sull'aspetto coreografico, sulla capacita` di causare uno shock all'ascoltatore. Non e` musica da godere in trance, ma musica per essere posseduti dal terrore piu` nero. Questi Brecht dell'oltretomba non hanno altro fine didascalico che preparare la gente alle sevizie piu` atroci. Si servono di mezzi ben al di sopra della media, anzi, tutto sommato, lo spiegamento di mezzi e` davvero sproporzionato all'impresa, come se dovessero vincere il premio Nobel della musica del terrore.

Altrettanto imponente e ancor piu` maturo, Lullaby Land (Re-Constriction, 1993) abbandona le pose gotiche e l'impeto selvaggio. La loro selvaggia arte del collage raggiunge qui un picco demenziale.
Il montaggio sonoro viene eseguito su un ritmo da discoteca che puo` andare dal funk all'house; ma ha anche un suo ritmo interno, il piu` trascinante, e cioe` il ritmo con cui si susseguono gli spezzoni, i fotogrammi, le cellule che lo compongono. L'opera di composizione viene completata da un "mix" ricco di fasi parallele, che raramente si affida soltanto alla "gag" di primo piano, bensi` quasi sempre le affianca un adeguato corredo di contrappunti (campionamento ed elettronica). In questo terzo disco i risultati, questi brani in cui succede letteralmente di tutto, ricordano il Frank Zappa di Absolutely Free o i Residents delle prime suite.
Trilobite prova a coniare una sorta di house "totale": una percussivita` paleo-tribale funge da tappeto per una sequenza di intermittenze di varia natura in rapida successione (un violoncello classicheggiante, un violino malinconico, un sassofono bebop, un pianoforte isterico, e cosi` via), in un crescendo sempre piu` incalzante, un tripudio di campionamenti fino a non distinguere piu` la sorgente sonora, fino a perdere del tutto il senso dell'orientamento.
La metamorfosi dell'armonia e` la regola, non l'eccezione. Catacomb si apre con un duetto di violini, che lascia pero` subito spazio a un clangore industriale, il quale a sua volta muta in un duetto di violoncello e sibili elettronici; intanto procede una recitazione brechtiana, si fa avanti un violino funereo, la beat-box tempesta stentorea, trapelano rumori di belva in agguato.
Dogchild e` una giostra di gustose rievocazioni degli anni ruggenti, sempre stravolte dall'essere prima decostruite dai campionamenti e poi ri-assemblate a casaccio, con l'immancabile minisinfonia per campane, presse e martelli pneumatici e un groviglio inestricabile di fanfare.
Non e` difficile intuire cosa abbia ispirato il grottesco di Bosch Erotique, al cospetto di quest'orgia di nitriti, risate, vagiti, gorgheggi, canti medievali, passi di danza; della moltitudine di voci e voci che continuano a levarsi dalla bolgia infernale; ma al tempo stesso i musicisti grattano comicamente le corde degli archi e un motivetto da circo nei fiati insinua persino un sospetto di Stravinsky.
Alla danza di guerra pellerossa che alimenta Exuviate si sovrappongono rumori industriali, nonche' languide frasi classicheggianti di violoncelli e violini; sicche' dopo pochi secondi il brano ha gia` cambiato completamente fisionomia, con il canto, che ride e piange, deformato in riverberi, l'elettronica prepotente, rombi orchestrali in sottofondo, un ritmo convenzionale di drum machine; e come per incanto il brano finisce sulle stesse cadenze di pow-wow con cui era iniziato.
La "terra delle cantilene" di cui canta la title-track e` adagiata in scenari inquietanti, come in un incubo freudiano, concitati, come un film proiettato a velocita` doppia, distorti, come da un'overdose d'eroina.
Lo strumentale Akrotiri e` concepito come una danza cerimoniale di qualche paese esotico, ma ancora una volta tutto e` avvolto in una nebulosa di campionamenti che ruota a grande velocita`, facendo piroettare ora una chitarra greca e ora un flauto egizio, ora un organo gotico e ora un violino dodecafonico. Toten Faschist e` un heavymetal estremamente degradato, che del genere conserva soltanto il senso della distruzione, e lo immerge nel magma della musica d'avanguardia, mescolando per di piu` il timbro della chitarra a quello di un sassofono. Il ritmo di Crib Death e` inizialmente dato da scosse elettricissime, mentre la sua melodia e` una frase di violoncello mescolata a un'onda gravitazionale cosmica; un cambio di ritmo proietta l'ascoltatore nel mezzo di un frastornante riff di heavymetal.
Nel cicalio elettronico di Glow Worm si fa largo un ritornello scipito che rifa` persino il verso al Merseybeat, salvo risprofondare nel solito tribalismo poli-poli-ritmico, nelle solite fucilate heavymetal della chitarra e cosi` via. Le semovenze da panzer di Gargoyles precipitano in gorghi di campane a morto, urla agonizzanti, chitarre senza vita. Grace fa pensare a un balletto di robot, fra il tumulto di poliritmi metallici e la dizione demenziale/meccanica.
Nel mucchio si contano anche un Dervish, trafitto da dissonanze d'ogni sorta, in particolare di pianoforte e violoncello scordati, sparsi qua e la` ronzii di sassofono e di violino a mo` di vespe; un elettronico condotto dal sitar, Raga Rodentia; una breve piece dadaista (Cartouche); una breve piece orchestrale (Awaken); e brani robotici, caotici e cacofonici come Scavenger.
I vocalizzi dei vari cantanti che si alternano al microfono sono sovente del tutto indipendenti dalla partitura strumentale, e acquistano pertanto il valore di esercizi di recitazione.
Quella dei Vampire Rodents e` una musica che non si ferma mai, che non smette mai di mutare pelle, che non acquista mai una personalita` definitiva; eppure ciascun brano e` perfettamente compiuto, si sviluppa con una sua grazia ed eleganza, e finisce nell'istante medesimo in cui i musicisti hanno esaurito le gag.
Oltre all'archivio di campionamenti, e` fondamentale la metamorfosi continua dei ritmi: raramente lo stesso ritmo (come frequenza e come timbro) viene impiegato per piu` di qualche secondo. Anche il ritmo, cioe`, cambia in continuazione, esattamente come tutto il resto. Non esiste davvero nulla che garantisca coesione, unita`, continuita`. Le percussioni impiegate svariano anzi lungo uno spettro sterminato di timbri. Non e` trascurabile sul loro metodo di composizione la conoscenza enciclopedica che Rathausen ha della musica d'avanguardia.

Se War Music era ancora dominato dalla chitarra e dal canto, secondo le convenzioni della musica rock, se Premonition ampliava la strumentazione e strizzava l'occhio all'avanguardia, e se Lullaby Land aggiornava il sound all'era del techno e dell'heavymetal, Clockseed (Re-Constriction, 1995) da` via libera all'orchestra e alle drum machine, recuperando lo straripante cromatismo della prima e sfruttando fino in fondo le cadenze stordenti delle seconde. Gli strumenti dell'orchestra prendono il posto delle distorsioni chitarristiche. Il ritmo da ballo non concede un secondo di pausa, sempre in primo piano a tutto volume.
In questo continuo battibecco fra ritmi volgari, pedestri, e colonna sonora acustica, concettuale e "alta", sta la principale chiave di lettura del disco. Il loro grottesco consiste nel suonare contemporaneamente una filastrocca da novelty e un miniconcerto d'avanguardia (Heliopause), o un hip hop e un quintetto da camera (Revisioned). Tracce di anni '60 nel ritornello orecchiabile e nell'organo brioso di Low Orbit vengono annientate dal contrappunto incalzante degli archi, dai rumori di carpenteria e dalle fratture ritmiche.
Agendo sulle tre variabili fondamentali (cantante, ritmo, campionamenti), di volta in volta il gruppo da` una personalita` diversa al brano. In questo carnevale sempre piu` trafelato di travestimenti sfilano litanie femminili con poliritmi da manicomio (Ravages Of Ease), la recitazione allucinata cara a Brecht su uno sfondo di cadenze parossistiche, staffilate di pianoforte e volteggi di violini (Zygote), un canto ubriaco su un tempo frenetico con armonie da fine del mondo (Iron Clad) e cosi` via. Scatter riconduce il metodo alle operette farsesche e tumultuose di Zappa.
Quando la gradazione della violenza aumenta a livelli pericolosi, come in Dowager's Egg e Mother Tongue, i Vampire Rodents sembrano i Nine Inch Nails accompagnati da un'orchestra sinfonica che esegue brani di Schonberg e da una big band che esegue temi di Ornette Coleman.
Rispetto a Lullaby Land le partiture sono meno dispersive: ogni brano e` focalizzato sulla propria identita`. Al posto delle escursioni a ruota libera di quel disco, si afferma una tecnica di stratificazioni su un tema a seguire. Invece di una sequenza di folgorazioni estemporanee, di raccordi improbabili, la canzone diventa un saggio di provvisoria compiutezza, una ricerca di "concordia discors". Il materiale immenso e per sua natura disordinato di Lullaby Land e` ancora in ebollizione, ma impacchettato in unita` articolate.
Talvolta (Another Planet) la bilancia pende dalla parte dell'esperimento, o sembra di assistere alla nascita di una nuova forma di lied (Clockseed). Talaltra la ritmica non solo prende il sopravvento ma vira verso una world-music psichedelica (quella di Skin Walker per voci spaziali e vuoti armonici, e soprattutto quella piu` corposa ed evocativa di Terra Amata).
Sempre di corsa, sempre a perdifiato. Un'altra sinfonia del caos e della moltitudine, della fine dell'ordine e della ragione.
La loro musica da ballo cannibale, che inghiotte e rumina altre musiche da ballo, poggia in realta` su due soli strumenti, il violoncello e la chitarra percussiva, lasciando che siano i campionamenti a fungere da volano e amplificare a dismisura i contributi degli altri strumenti.
Come sempre, le liriche sono ispirate al piu` truce e ripugnante black humour. Al quartetto di Vahnke, Wulf, Laoshu e Akastia si sono aggiunti Mordachai Benghiat (chitarra), Consuelo Buenviento (flauto, oboe), Chase (percussioni), Lucia De La Torre (clarinetto, fagotto) e Anna Luisa Escalante (tromba, trombone, sassofono). Al canto si alternano una decina di ospiti.

Gravity's Rim (Fifth Column, 1996), che ricopia piu` o meno la formazione precedente, contiene 24 composizioni (e si tratta di composizioni compiute, non di frammenti, della durata media di tre-quattro minuti). Il cambiamento evidente rispetto ai dischi precedenti e` la prominenza sempre maggiore del canto. Vahnke canta di persona, e, al solito, si serve di un manipolo di cantanti ospiti. Le composizioni sono "canzoni" nel senso classico del termine. Cio` che non e` molto classico e` l'arrangiamento, che consiste di un tumultuoso, sinfonico e talvolta cacofonico flusso di campionamenti e percussioni. Ciascun arrangiamento e` il frutto di ore e ore di registrazioni, com'e` facile avvertire dalla stratificazione dei suoni, dalla quantita` di dettagli che compongono questi puzzle sonori.
Come sempre, gli spunti sono geniali, dal maelstrom orchestrale di Chain al concitato trepestio quasi gamelan di Prophet Clown, dal concerto per violoncello di Beta alle fanfare orchestrali di Core, tutti infilzati da una quantita` sterminata di campionamenti collaterali; ma, rispetto al passato, tutti ancorati a un tema preciso. Sullo sfondo scorrono vorticose le immagini di cento film, ma in primo piano troneggia una scena sola.
Un'altra novita` e` la frenesia percussiva (Code, Patterns, Fossilized, Underneath, e soprattutto Goatweed), in gran parte merito di Chase, che da` luogo a vere e proprie sinfonie "industriali", spesso al limite del techno.
Vahnke non sempre si trattiene, e indulge allora in brani camaleontici come cartoni animati: Rain Wheel, il breve strumentale Sandtrap e soprattutto il collage piu` selvaggio, HMP.
Le partiture rocambolesche di Calibrations, Porker, Creeper e soprattutto la pantagruelica Parameter Seven sottolineano il canto come fossero colonne sonore. La tecnica di Vahnke e` in effetti una sorta di trasformazione della canzone rock in colonna sonora cinematografica, o quanto meno cinematica.
La predilezione per l'orchestra e la musica da camera fa si` che brani come Gravity's Rim sembrino davvero lieder d'avanguardia (ma basta un tono piu` futurista e un ritmo piu` funky per spingere Obsidian nelle lande di Peter Gabriel). E la predilezione per il canto squillante fa si` che brani come Albatross sembrino usciti da un musical.
Ci si domanda cosa succederebbe se Vahnke si lasciasse andare a una composizione di lungo respiro invece che limitare i suoi esperimenti sinfonici ai due minuti di Schlangenauge.

Vahnke si conferma come uno dei massimi "orchestratori" rock di tutti i tempi, degno di stare al fianco di Foetus e di Jim Steinman.

I Vampire Rodents sono peraltro un'entita` sfuggente, che ha cambiato musica con il passare degli anni: War Music era ancora dominato dalla chitarra e dal canto secondo le convenzioni della musica rock, Premonition ampliava la strumentazione e strizzava l'occhio all'avanguardia, Lullaby Land aggiornava il sound all'era del techno e dell'heavymetal, Clockseed assimilava l'orchestra e le drum machine, Gravity's Rim recuperava la forma canzone. Ogni episodio ha complicato l'armonia, senza rinunciare a sabotarla.

Il progetto Dilate di Victor Wulf ha prodotto alcuni album di musica ambientale: Cyclos (Cleopatra, 1996) e Octagon (Cleopatra, 1997). Wulf lavora anche al progetto d'avanguardia Tracer.

Alchemia e` il progetto synth-pop di Daniel Vahnke con Athan Maroulis degli Spahn Ranch. Vahnke e` anche attivo come Obsidian e Taint.

Victor Wulf e Andrea Akastia sono docenti universitari, e pertanto impegnati soltanto marginalmente impegnati nei Vampire Rodents.

Nell'insieme l'opera mimetica e spersonalizzata dei Vampire Rodents costituisce anche una metafora potentissima della civilta` musicale. Riprendendo gli esperimenti di Todd Dockstader, dei Mnemonists e dei Negativland, il gruppo funge da raccordo fra trent'anni di avanguardia e la musica industriale.

Daniel Vahnke (che e` la vera anima del gruppo) ha dichiarato che la sua e` "sample-based composition", una forma di musica costruita sui campionamenti.

The Vampire Rodents, a project of Toronto guitarist/vocalist Anton Rathausen (real name Daniel Vahnke) and keyboardist Victor Wulf, were possibly the greatest composers of collage-music of the decade. War Music (1990) merely set the existential tone of their opus by juxtaposing recitals of horror stories against industrial music performed by Neanderthal men on stone instruments. Premonition (1992), featuring Andrea Akastia on violin and cello, transposed that program to another dimension, making music out of a frantic collage of sources. On one hand, the combo created a music in which sound effects, not instruments, became the element of composition. On the other hand, they retained the feeling of jazz and avantgarde chamber music. Their savage art of montage reached a demented peak with Lullaby Land (1993). Rhythm permeated this work at least on two levels: a disco/funk/house beat that propelled the track; and the pace at which snippets were glued together to form "songs". At both levels the verve was palpable. The songs were gags, and each gag was an assembly of cells. It was entertaining, and it was terrifying. The whole recalled the grotesque and unpredictable merry-go-rounds of Frank Zappa's early works and the Residents' early suites. Vampire Rodents' "lullaby land" was set in a Freudian nightmare and that nightmare played at double speed in a very chaotic theater. Clockseed (1995) added more instruments of the orchestra and more drum-machines, and offered a more linear, rational and focused take on the same idea. It was another symphony of chaos and multitude, that, indirectly, harked back to composers of urban cacophony such as Charles Ives and Edgar Varese (and composers of cartoon soundtracks such as Carl Stalling). It was still a cannibal and schizophrenic art, that continuously devoured itself and that continuously changed personality. Gravity's Rim (1996), instead, returned to the format of the pop song, thus closing an ideal loop. Layers of samples merely provided the "arrangement" for the melodies carried by the vocals. Vampire Rodents' art shared with Dadaism and Futurism the aesthetic principle that avantgarde and clownish novelty should be one and the same.
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(Translation by/ Tradotto da Stefano Villa)

Ether Bunny, progetto di Daniel Vahnke ispirato dalla musica per cartoni animati di Raymond Scott e Carl Stalling, debutt• con Papa Woody (Fifth Column, 1996), un esuberante tour de force di decostruzione post-moderna che ha come bersaglio le vecchie big-band jazz e i ritmi caraibici. Ognuno dei ventuno pezzi (tutti strumentali eccetto uno) Š un congegno a orologeria perfettamente calibrato che applica la ripetizione con variazioni di qualche frammento musicale (tipicamente, horn lines?) per un solido beat danzabile. A seconda della composizione, la drum machine si stimola o si detrae dalla magia dell' assemblamento. Quando lavora, la formula produce irresistibili motivi come Jolly Rogers a Meerkats Of Mu. Qualche collages (per esempio Mr Poopypants) risalta per pura pazzia e fantasia. I frenetici eccessi di Raymond Scott vengono pareggiati solo occasionalmente in alcune brevi vignette (Closest Monster, No Paquitos). Vahnke fa parte di una differente tipologia di scienzati.

Stefano Villa scrive:

Hai trascurato i pezzi forti del disco ed anche alcune varianti curiose rispetto all'insieme. Prendi Froglegs: Š un pezzo inedito per Vahnke, con quei ritmi percussivi che sfiorano la drum and bass pur partendo da una prospettiva totalmente diversa. Oppure Il veloce e intenso excursus techno big band di Wee, con Jared Hendrickson dei Chemlab al campionamento. E poi Chauncey Gardener, che rimane secondo me la vetta del disco oltre ad essere il miglior risultato nella fusione di samples e vecchio jazz operata da Vahnke: perchŠ riesce a tenere alta la tensione con continui ribaltamenti sperimentali del ritmo, senza perdere nulla in efficacia melodica. E' una sintesi da manuale di quello che voleva fare. Non lo ritengo inferiore alla media dei Vampire Rodents; la progessione tastieristica di Telephatetic non avrebbero affatto sfigurato su album come Clockseed o Gravity's Rim (quelli a cui mi sembra pi— vicina come concezione), S.G.A.C. potrebbe essere la perfetta sigla di chiusura per un cartone animato..e non a caso Š posta come traccia conclusiva.
...
Non riesco a trovare un disco simile a Ether Bunny - Papa Woody, che difatto reinventa le big band nella musica da ballo degli anni novanta. E' organico, compatto, senza cedimenti, unico nella sua forma. Per me merita 7, perchŠ a pensarci non c'Š un esemplare simile in circolazione e perchŠ non Š musica facilmente replicabile da altri. Tu che dici? Ci ha provato solo Thirlwell su Ectopia con Steroid Maximus nel 2002, ma a differenza di Papa Woody mi sembra pi— prevedibile e derivativo. In realt… Thirlwell aveva sfruttato la musica strumentale delle big band su qualche pezzo di Quilombo gi… nel 91, ma Š Ether Bunny il primo disco che conia lo stile in maniera decisa e senza sbavature dall'inizio alla fine, non occasionalmente. Poi gli studi microtonali di Telepathetic e Froglegs sono davvero notevoli; la prima addirittura unisce le accelerazioni degli studi per player piano di Conlon Nancarrow con la musica ricercata di Ligeti.
Ether Bunny, a Daniel Vahnke project inspired by Raymond Scott and Carl Stallings' cartoon music, debuted with Papa Woody (Fifth Column, 1996), an exuberant tour de force in post-modernist deconstruction that targeted old-time big-band jazz and Caribbean rhythms. Each of the twenty pieces (all instrumental but one) is a perfectly calibrated clockwork that sets the repetition with variations of some musical snippets (typically, horn lines) to a steady danceable beat. Depending on the piece, the drum machine either propels or detracts from the magic of the assembly. When it works, the formula yields irresistible ditties such as Jolly Rogers and Meerkats of Mu. A few collages (Mr Poopypants) stand out for sheer madness and extravaganza. The frantic excesses of Raymond Scott are matched only occasionally in some of the shorter vignettes (Closet Monster, No Paquitos). Vahnke is a different kind of scientist.

Daniel Vahnke wrote in 2002:

"vahnke wrote: I still live in Phoenix & have been semi-retired from the music business for the last six years. I've been devoting most of my time with my vintage photography business & what little music I've worked on has been transcribing/arranging my player piano pieces from 1986-91 for two players/four hands ( I don't know if I'll ever outgrow my Nancarrow/Dockstader fascination). I plan on setting up a massive MPG site for free access to many of my Vampire Rodents & Ether Bunny songs, however, I'm still learning the process & somewhat daunted by the memory required for 300-400 MPGS! I'm still undecided on what label I want to approach with a new VR album & possible reissues/compilations. There are about 6 hours of unreleased material to deal with in five different genres, so I hope my procastrination is somewhat understandable."
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